LE MINIERE D’ORO
L’oro è il metallo prezioso per eccellenza, ricercato fin dall’antichità per la sua inalterabilità, il suo bel colore giallo e la sua rarità.
La scoperta e lo sfruttamento dei giacimenti d’oro è strettamente legata alla storia dell’uomo.
Il potere che l’uomo dava ai suoi possessori ha spesso scatenato guerre, ma anche spinto alla scoperta di nuove terre.
Questo nobile metallo sinonimo di ricchezza, non è particolarmente raro in natura anzi la reperibilità dell'oro è abbastanza comune. Esso però, date le sue peculiari caratteristiche chimico-fisiche, si trova estremamente disperso.
Il metallo si trova un po’ dappertutto: nell’acqua del mare, nei depositi alluvionali, nei filoni mineralizzati di origine idrotermale. Solo raramente lo si rinviene in masserelle compatte, le cosiddette pepite, che eccezionalmente possono raggiungere il peso di qualche chilo, ma che più comunemente si aggirano sull’ordine dei grammi.
Da millenni l’uomo subisce il fascino dell’oro, di questo metallo prezioso alla cui ricerca è legata la colonizzazione europea delle Americhe e dell’Australia.
I principali giacimenti auriferi del mondo sono in Sud Africa, negli Urali, in Siberia,
Australia, California ed Alaska. In Italia esiste una zona aurifera attorno al Monte Rosa con miniere d'oro un tempo sfruttate a Pestarena e Vanzone in Valle Anzasca; ad Alagna, Rimella e Fobello in
Valsesia e perfino appena sotto i ghiacciai del Monte Rosa in località Le Pisse.
Ora le miniere d'oro italiane, sono tutte chiuse. L’ultima a cessare è stata quella di Pestarena, nel 1961.Vi si trova sia oro primario, ancora imprigionato nella roccia madre, sia secondario, cioè alluvionale. I principali giacimenti primari sono rappresentati dai filoni che si trovano nel massiccio del Monte Rosa e nelle serpentine e peridotiti del Gruppo di Voltri.
Questi filoni furono sfruttati mediante miniere che si sono spinte nelle viscere della montagna già a partire dal Medioevo. Le difficoltà e il lungo lavoro di rimozione, in quanto incassati in una grande quantità di roccia sterile, hanno però determinato la chiusura delle miniere di Pestarena (vicino Macugnaga) e del Kreus, non per esaurimento del minerale ma per la scarsa redditività delle stesse.
L’oro secondario lo si rinviene sotto forma di pagliuzze in molti fiumi piemontesi, dal Gorzente al Po’, dall’Orco al Ticino.
I giacimenti auriferi del Monte Rosa sono, senza dubbio, i più importanti delle Alpi occidentali: la loro coltivazione si perde nella memoria storica. A partire dal 1500 le attività minerarie ebbero un notevole sviluppo dapprima con la nobile famiglia d’Adda e successivamente, nel 1700, con la gestione diretta dello stato sabaudo. Nel 1800 le miniere tornarono sotto il controllo dei privati i quali proseguirono le attività sino agli anni cinquanta con l’inglese Monte Rosa Gold
Mining Company.
I tenori auriferi, in alcuni casi, sono ancora buoni (qualche decina di grammi d’oro o argento per tonnellata di minerale) ma la situazione ambientale e le difficoltà diestrazione rendono ormai improduttiva un’eventuale ripresa delle coltivazioni.




