MONETE D'ORO MODERNE
Le monete moderne sono una parte importante per chi vuole orientare la propria collezione non solo verso pezzi antichi, ma anche scegliendo di acquistare monete più recenti , ma non per questo di minor valore.
Il valore delle monete moderne non dev’essere quindi sminuito rispetto ai pezzi meno odierni, poiché anche le monete moderne hanno precise peculiarità e caratteristiche che le rendono uniche.
Di seguito alcuni esempi di monete d'oro:
Fiorino : moneta d'oro emessa a Firenze dal 1253, imitata ovunque. A Firenze gli ultimi furono emessi nel 1859. Valevano 20 paoli o 8 fiorini d'argento ossia 13,33 lire.
Marengo (o Napoleone): nome con cui è indicata la moneta d'oro del valore di 20 franchi coniata nel 1801 dalla Repubblica Subalpina per celebrare la vittoria di Napoleone Bonaparte contro gli austriaci il 14 giugno 1800 nella Battaglia di Marengo.
La moneta fu battuta dall'Impero francese e dopo la caduta di Napoleone, dagli stati che adottarono la monetazione decimale francese.
Il Krugerrand è un caso di successo contemporaneo, Il Krugerrand è una moneta d’oro del Sudafrica, il maggiore produttore al mondo di questo prezioso metallo, introdotta dal governo sudafricano nel 1967 con l’obiettivo di sostenere sul mercato l’oro sudafricano ed ancora oggi utilizzata come mezzo di pagamento legale.
L'ORO MONETATO NEL MONDO ANTICO
Le civiltà mesopotamiche ed egizie furono le prime ad usare l'oro in polvere come strumento per il pagamento di merci e schiavi, soltanto successivamente vennero create le monete usando in principio leghe di oro e argento per poi arrivare alla creazione di monete di solo oro.
Le prime monete coniate con leghe di oro e argento avevano il valore del peso stesso che esse avevano, con il passare del tempo le percentuali d'argento andarono diminuendo proprio in virtù del valore intrinseco delle monete d'oro.
Nel mondo greco il ricorso all'oro per la coniazione di monete è piuttosto raro. Il primo utilizzo di questo metallo, sotto forma di una lega di oro e d'argento, chiamata "elettro" o "oro bianco", coincide, però, con l'introduzione della moneta stessa in Occidente, in una zona geograficamente prossima al regno di Lidia. Fondamentale per la datazione di queste prime serie, è stato il ritrovamento di due depositi monetali durante gli scavi condotti all'inizio del secolo scorso nell'Artemision di Efeso. Il loro occultamento viene oggi messo in relazione con lavori di ristrutturazione del santuario, effettuati nel 560 a. C. L'introduzione delle monete in elettro sembra pertanto da porsi agli inizi del VI secolo a. C. Datazioni più alte, propongono, invece, l'ultimo terzo del VII a. C.
La monetazione in elettro, battuta essenzialmente secondo uno standard "lidio-milesio", comprende lo statere (= gr 14,1 ca.) e alcune sue frazioni, fino a 1/96. Gli esemplari possono avere entrambi i lati lisci, oppure striature su una delle facce, o anche raffigurazioni di animali o di protomi su un lato e il marchio di uno o due punzoni, il cosiddetto "quadrato incuso", sull'altro. L'assegnazione a zecche specifiche risulta spesso problematica. L'alto valore delle diverse denominazioni indica un loro uso nel corso di transazioni economiche di livello piuttosto elevato.
L’oro del giuramento
In età mediorepubblicana la monetazione aurea fu emessa solo in pochissime circostanze, spesso in relazione ad eventi di particolare importanza politico-militare, qualificandosi più quale strumento di prestigio internazionale che quale mezzo economico. È solo nell'ultimo quarto del III secolo a. C. che il sistema monetario romano, basato fino ad allora unicamente su nominali in argento e bronzo, prevede la coniazione di monete auree. Attinge forse all’oro delle miniere spagnole ed in particolare grazie al bottino ottenuto con la conquista di Siracusa nel 212, viene emessa dunque la serie detta, dal soggetto del rovescio, “Oro del giuramento”.
Tale emissione si inserisce nel sistema del didramma ed è composta da due denominazioni, lo statere e il mezzo statere , corrispondenti a 6 e 3 scrupoli (= ca. gr. 6,75; gr. 3,37). La sua produzione è messa in relazione con quella del cosiddetto quadrigato, ossia il didramma più tardo, poiché esso raffigura sul diritto il medesimo tipo degli esemplari aurei, costituito da una testa giovanile gianiforme.
Nel quadro della riorganizzazione dello stato romano e delle sue istituzioni, Augusto interviene nel 23 a. C. ca. nel campo della monetazione, che aveva risentito anch'essa della confusione e dell'arbitrio che avevano contraddistinto la vita politica della tarda repubblica. La riforma augustea si innesta sulla monetazione repubblicana, non modificando sostanzialmente l'impianto pondometrico vigente dai tempi di Silla.
Viene però introdotto un sistema monetale trimetallico o, secondo alcuni autori, quadrimetallico, basato cioè su una rigida struttura di rapporti fra nominali in oro (aureus, quinarius aureus), in argento (denarius, quinarius), in oricalco (sestertius, dupondius) e in rame (as, quadrans). Il rapporto fra un aureo e un asse è di 1:400.
Il rispetto, almeno formale, delle istituzioni repubblicane si riflette anche nella menzione, sulle denominazioni in tutti i metalli, dei nomi dei triumviri monetales, ossia dei magistrati responsabili dell'emissione delle monete. Ancor oggi dibattuto è il significato della sigla SC (= ex Senatus consulto) che marca le monete in metallo non prezioso fino alla metà del III d. C. e del conseguente ruolo del Senato nell'emissione monetaria.




