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LEGHE DELL'ORO

I principali metalli con i quali viene mescolato l'oro sono il rame, il nichel, lo zinco e l'argento. La presenza di elementi in soluzione solida indurisce l'oro, per cui l'alligazione ne aumenta la durezza e la resistenza all'abrasione. Un effetto collaterale può essere il cambiamento di colore, e questo fatto è ampiamente sfruttato in gioielleria: l'aggiunta di argento schiarisce il colore giallo originale che passa al giallo verde per diventare poi bianco, quando l'argento raggiunge il 50%. L'aggiunta di rame sposta il colore verso il rossiccio, mentre la lega con l'alluminio, corrispondente all'intermetallico AuAl2, ha un colore viola intenso. A queste leghe può anche essere aggiunto lo zinco, utile come disossidante nella fase di elaborazione del materiale e come elemento che schiarisce le leghe con eccesso di rame rispetto all'argento. Lo zinco è anche usato per produrre le leghe di oro per brasatura, in quanto ne abbassa l'intervallo di fusione. L'oro bianco è ottenuto attraverso l'alligazione con nichel e zinco, cui comunque deve essere aggiunto del rame, per migliorare la lavorabilità.

Oltre che nella gioielleria, le leghe d'oro trovano impiego nelle protesi dentarie: al fine di ottenere migliori caratteristiche meccaniche, in particolare la durezza, oltre all'argento e al rame si aggiungono piccole percentuali di altri metalli nobili (iridio, rodio, rutenio), mentre il cobalto serve per affinare il grano. Le leghe di oro trovano anche impieghi industriali malgrado il costo, per esempio nell'impiantistica chimica.

UTILIZZO

Nella maggior parte degli impieghi industriali l'oro non viene utilizzato puro, a causa della bassa durezza e delle scadenti proprietà meccaniche, ma in lega con altri metalli, tra i quali argento, rame, nichel, zinco, palladio e platino. Il tenore in oro di una lega si esprime comunemente in carati (cioè in ventiquattresimi): l'oro puro è a 24 carati, quello al 75% è a 18 carati, mentre quello al 50% è a 12 carati. Utilizzato largamente un tempo per coniare monete correnti, l'oro in lega ha tuttora un fondamentale impiego in gioielleria: a questo scopo si utilizzano solitamente leghe ternarie oro-argento-rame. In gioielleria, ma anche in applicazioni elettroniche industriali, è utilizzato il procedimento di placcatura di un substrato metallico con un sottilissimo foglio di oro (puro o in lega), allo scopo di ottenere le proprietà superficiali nonché l'aspetto, inalterabile nel tempo, dell'oro stesso. Ciò può essere ottenuto anche con la galvanostegia, cioè con l'elettroapplicazione (da soluzioni a base di cianoaurati alcalini) di un sottilissimo strato di oro o di sue leghe su un altro materiale conduttore. Questa tecnica, insieme a quella di deposizione dal vapore e di spruzzamento catodico (sputtering), è largamente impiegata nella fabbricazione di componenti di dispositivi elettronici quali contatti, raccordi, circuiti stampati, schermi termici e riflettenti. In queste applicazioni, che stanno tra l'altro divenendo sempre più importanti nel settore spaziale, si utilizzano soprattutto le ottime proprietà elettriche e ottiche dell'oro, immutabili anche in condizioni ambientali particolarmente severe.

PRODUZIONE

L'estrazione dell'oro si effettuava un tempo quasi esclusivamente dalle sabbie aurifere mediante la levigazione con acqua. Successivamente, alla levigazione venne associato il metodo di amalgamazione con mercurio facendo scorrere la sabbia aurifera trascinata dall'acqua sopra lastre di rame amalgamato. Tramite distillazione veniva recuperato il mercurio, mentre il residuo di oro veniva fuso in lingotti. Attualmente il processo di gran lunga più impiegato è quello di cianurazione, che permette di estrarre circa il 90% dell'oro contenuto nel minerale. L'oro frantumato viene trattato in una serie di reattori continui agitati con una soluzione acquosa di cianuro di sodio, dove si discioglie formando lo ione dicianoaurato. La soluzione viene trattata con zinco metallico per precipitare l'oro in forma finemente suddivisa.

L'oro grezzo può essere purificato mediante la clorurazione del metallo fuso con cloro gassoso (l'argento e le altre impurezze formano cloruri facilmente separabili), l'attacco con acido nitrico o solforico (che lascia indisciolto il solo oro) e la raffinazione elettrolitica.



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